Distinguished Gentleman's Ride Vicenza 2017

I tuoi mi piacciono tantissimo. Di notte ad accompagnarmi nel sonno. La mattina come sveglia dirompente. Ma quelli all'alba di domenica no, quelli cazzo se mi han fatto bestemmiare! E lo so che bisogna essere distinti e gentiluomini ma anzi, proprio per questo ho cacciato dei santissimi...
Perché ieri non ci dovevano stare. Sapevamo tutti che non sarebbe stata una giornata semplice ma che iniziasse addirittura con i tuoni non ce lo immaginavamo.
Ho fatto colazione col solito caffe e mezzo e un vortice di messaggi che si è scatenato appena siamo stati operativi. Cosa si fa cosa non si fa, chiama di la chiama di qua, questo e quella. 
Alla fine però non potevamo buttare mesi di incontri sere di privazioni familiari corse contro il tempo salto a ostacoli burocratici traduzioni maccheroniche e birre chiare e ambrate solo perché il cielo non ci era amico.

Mica siamo fatti di zucchero o di sale*, no!?
Quindi, confermiamo il programma. Siamo distinti e gentiluomini, ma anche cazzutissimi rider! Al massimo, faremo un tour alternativo e meno impegnativo e lo stile sarà un po' più pratico e meno appariscente. Poi la cantina offre un gran bel portico e potremmo stare li, con la scusa di stare più stretti ci potremo anche conoscere più da vicino, meglio! 
E invece il cielo è stato clemente. Inizio a pensare che al cielo piaccia il Distinguished Gentleman's Ride. Posso iniziare a pensare che spiriti di Mike Hailwood e Steve McQueen si mettano d'accordo in questa giornata soffiando le nuvole altrove (per esempio a Treviso o Udine, ho sentito).
In gilet e camicia avevo caldo. Forse era l'agitazione malcelata per la giornata più che il sole che si faceva spazio tra le nuvole.

Metti i DGR di altre città limitrofe che, nonostante tutto tra numero di edizioni meteo varie ed eventuali una qualche decina di moto te le porta via, vuoi per amicizia o semplice curiosità o ovvia voglia di qualcosa di nuovo, io tutte quelle belle moto che sono venute a Vicenza non me le aspettavo!
E' stato bello. Ogni anno è bello e diverso. Tre anni fa per la sorpresa. Due anni fa per il coinvolgimento di mezza provincia. L'anno scorso perché avevamo (ci hanno messo) l'acqua alla gola. Quest'anno perché ci stavamo andando. E invece non sono serviti mute da sub e canotti.
Una sola parola: emozionante.
Ringrazio chi ogni anno ci da la fiducia ed è stato presente, con stile e gentilezza unici.
Ho notato che quest'anno le moto erano anche più rispettose dello stile richiesto: forse il cielo ha tenuto lontani quegli intrusi che nonostante la supersportiva o l'enduro turistica vogliono esserci lo stesso e quindi erano presenti solo i puri. O forse è stata una banalissima fatalità!
Sciorinando lungo la dorsale dei berici non ho potuto fare a meno di accorgermi di una cosa: la pioggia che ha esaltato i profumi dei colli che arrivavano dal bordo strada. La terra umida, le foglie ingiallite, l'erba bagnata. Quei profumi che solo le mezze stagioni come la primavera e l'autunno sanno darti e solo se ti ci trovi in mezzo puoi sentire. L'odore degli ottani si confondeva con quelli dell'autunno e mi è piaciuto moltissimo. Peccato non poterlo fotografare. Ma rimane una delle caratteristiche di questo DGR.

Il mio annuale rammarico è vedere l'importo delle donazioni pro rider e mi convinco sempre di più che in Italia non si voglia capire il senso di questa manifestazione. Ormai le discussioni sullo stile mi annoiano: chi non ci arriva non è obbligato a essere presente solo perchè ha una moto.
Facendo un confronto tra l'Italia e gli altri paesi il rapporto donazione/partecipante ci mette in imbarazzo. Non so se dipenda dalla lingua e il messaggio qui arriva distorto, un po' come il gioco del telefono senza fili. O forse è una questione di cultura: in Italia impera lo stile, ovunque e comunque e dovunque. Mi stanno bene i gruppi vestiti in modo eccentrico o in divisa elegante, apprezzo lo sforzo. Ma li apprezzerei di più se utilizzassero i numeri della propria carta di credito in beneficenza e non in abiti.
Chi prende il Distinguished Gentleman's Ride come una gara di stile è fuori strada. Semmai, è una gara a chi fa del bene e aiuta chi è più sfortunato.Non siamo più quegli adolescenti che devono dimostrare di essere il maschio alfa ma persone adulte di una certa età alle quali certi problemi possono interessare. Capisco la paura e la voglia di negare l'ineluttabile, ma la vita può andare anche così. 
Quindi coraggio cari rider distinti e gentiluomini, avete dimostrato di essere indomiti. Siate anche generosi! Che cazzo (e mica potevo finire seriamente!).





* cit. risalente, almeno per quel che mi riguarda, all' A. D. 2004, grazie ad un accompagnatore di vacanza in bicicletta olandese (e da dove, altrimenti?)

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Viabilità straordinaria

Prendo ispirazione da un post su uno dei tanti gruppi di FB dedicati alla mia città. Parla di un articolo pubblicato sul giornale locale relativo alla viabilità cittadina. Ed è evidente la posizione che ha preso. Più che ispirazione, mi si è chiusa la vena, o mi è partito l'embolo. Per tanti motivi.
Perché è un articolo dove si cerca di dire qualcosa malcelando dell'altro, che però è evidente anche alla polvere ai piedi dei marciapiedi, fa cascare la mandibola anche al più studipo dei lettori.
E' un articolo inutile, fazioso (eufemismo) e fa perdere di fiducia chi lo pubblica, chi lo scrive e chi lo autorizza. Il mandante è noto e la sua fiducia e popolarità ormai sono già andate.

Ci sarebbe da parlare giorni sulla viabilità di Vicenza.
E' stata modifica mille volte, senza portare vantaggi evidenti agli automobilisti o chi ne ha tratto vantaggio non utilizza la macchina ma abita proprio nella zona della modifica e non è un signor nessuno.
E' stata modifica per far guadagnare 5' agli autobus o ai bus navetta. Immagino che il calcolo guadano ottenuto/disagio provocato non sia mai stato preso in considerazione.

Da anni si parla di incentivare l'uso dei mezzi pubblici ma a Vicenza la reperibilità dei biglietti e il loro costo per una corsa è da folli. Se pago tanto un servizio, voglio tanto da quel servizio ma non è così.
La frequenza degli autobus non ha senso: abitavo a Ospedaletto, ne parte uno ogni 6/7 minuti. Capisco che passa per v.le Trieste ma le corse in certi momenti della giornata sono deserte.
Quello da/per Bertesina ce ne è uno ogni 30' e passa dove passano anche quelli di Torri di Quartesolo, Lerino e Bertesinella. Visto lo sviluppo della zona non è il caso di deviare quella corsa per strada Bertesina e via Quadri che è anche un tragitto più breve?
Gli amministratori giustificano il prezzo dei biglietti per coprire gli alti costi di gestione: prima di tutto si potrebbero abbassare gli stipendi dei dirigenti e non usare l'azienda per interessi politi e immobiliari, che non sono il loro core business e anche utile razionalizzare le corse per tagliare quelle inutili e potenziarne altre più bisognose (in orario scolastico per esempio).

Vicenza è la città della Rotonda. Ma anche delle rotonde, nel senso di rotatorie. Utili, in alcuni punti. Del tutto assenti dove sarebbero vitali come l'incrocio tra Viale del Sole e Via Brigata Granatieri di Sardegna.
E più dannose che utili dove si trovano uscite a una sola corsia, andando a creare un collo di bottiglia che mi chiedo come non abbiano fatto a capirlo (andate alla rotatoria in zona industriale sotto il sovrappasso o all'uscita della tangeziale in Riviera Berica). Sono sorprendenti, ti fanno incazzare come un rigore inesistente fischiato contro in un derby al 90°!

In città mi muovo solo in moto, quando ero più giovane in scooter che è anche più comodo per i movimenti urbani.
L'incentivazione dell'uso delle due ruote a motore dovrebbe essere a livello nazionale con bolli e RC moto agevolate. Invece la moto viene vista come un lusso e non come un normale mezzo di trasporto. Però dentro le macchine vedo lo stesso numero di persone che ci sono in sella, occupando molto più spazio. Qualcosa non mi torna.

A Bertesina sono più di dieci anni che dalle 7 di mattina c'è una coda di macchine dall'incrocio con strada Ospedaletto fino alla rotatoria di via Aldo Moro. Quando abitavo a Bertesina e dovevo prendere l'autostrada per lavoro, partivo mezz'ora prima. Adesso è anche peggio.
E capirai, a Milano, a Roma, a Verona... evvabbhè ma quelle sono città diverse, mentre qui parlo della periferia di una città media. Paragoni senza senso.
Non è possibile vedere un quartiere bloccato, perché le amministrazioni fin'ora non hanno fatto niente per migliorare la viabilità.
Si parla di prolungare una strada da quando è stata realizzata (30 anni?): ma perché non è stata fatta subito più lunga se la previsione (rimasta ancora tale... forse per questo, altrimenti non si chiamerebbe così! Ma le previsioni poi si materializzano.... o no!? Mah!) era quella?
Gli amici a stelle e strisce invece quanto ci hanno messo a farsi la viabilità che gli serviva? In casa nostra? Fatevi due conti per favore!
Ricordo bene poi che l'attuale sindaco disse, proprio a voler smentire le illazioni, che il prolungameno di via Moro non sarebbe stato a uso e consumo del nuovo insediamento militare americano. Poi vedi i disegni del percorso e capisci che le smentite servono a confermare le illazioni. Evviva!

Quello che mi fa impazzire di questo articolo è la sorpresa degli uffici comunali riguardo l'aumento del traffico.
Non l'avevano calcolata? Non hanno mai preso in considerazione alcuni fattori come l'aumento della popolazione, dell'immigrazione, la creazione di nuovi centri abitati e direzionali, che spostano il traffico in nuove zone della città intasandone altre per doverci passare?
Non hanno notato uno spostamento della popolazione dalla città, ormai quasi privata di servizi, scomoda, con una viabilità collassata, sporca, violenta e con i prezzi delle case alle stelle, verso la periferia e che quindi la mattina c'è tantissimo traffico dalla periferia verso la città?
Non si sono accorti che da anni ormai i bambini non vanno più all'asilo di quartiere come 30 anni fa ma vanno dove fa comodo ai genitori, che li devono portare in macchina e non più a piedi? Siamo fermi a 30 anni fa?
Perché gli uffici comunali non fanno aggiornamenti più frequenti? Gli amministratori abitano tutti in centro città, si muovono solo a piedi, in ciabatte, per le vie del Palladio per spostarsi da un salotto all'altro, sbattendosene delle periferie (ah già, il piano periferie...!)? Li inviterei a fare un salto in certe zone la mattina presto e la sera dopo la chiusura degli uffici. E li farei salire in moto dietro di me, così si possono rendere conto sia del traffico ma anche delle condizioni dell'asfalto, pericoloso per i motociclisti.
Autorizzare la realizzazione di centri abitati, direzionali, commerciali di qualsiasi dimensione e caserme per migliaia di militari, per caso - ma solo per caso - non accende una lampadina che si chiama viabilità?
A volte succede che la viabilità cambia perché in quella zona abita un amministratore comunale o una persona nota. Eppure so che nel quartiere dove abitavo prima da qualche anno ha preso casa in un nuovo insediamento un consigliere comunale. Evidentemente ha orari diversi o gli va bene così com'è. O se ne fotte.

Temo di dover affermare quello che mi chiedevo sopra: siamo fermi a 30 anni fa.

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Gli ultimi 100 metri di Usain Bolt

Ho aspettato una settimana per scrivere questo post. Da sabato scorso, dalla finale dei 100 metri maschili dei campionati del mondo di atletica leggera di Londra. Volevo scrivere qualcosa sugli ultimi 100 metri di Usain Bolt.
Poi ho pensato però che gli ultimi sarebbero stati quelli della staffetta.
Così mi sono trattenuto, con una certa fatica 1) perché avevo già pensato a cosa scrivere, non il classico coccodrillo ma qualche riga per aggiungerne altre alle vagonate che sono già stata scritte e 2) perché quella finale è finita come pochissimi potevano pensare e 3) perché porca vacca mi sono dovuto bloccare e non è una cazzata qualsiasi!

Ho atteso questi ultimi 100 metri, ho rischiato di perderli perché coincidevano con la nanna di Tommaso e Teresa e forse è più facile fare il record del mondo nei 100 metri che addormentarli, a volte. Se sabato scorso ero in evidente stato di agitazione, perché non c'è gara più elettrizzante dei 100 metri di atletica, ancora di più di una gara di sci alpino, oggi lo ero un filo di più perché era l'ultima occasione per vedere Bolt.


19 medaglie d'oro tra Olimpiadi e mondiali, tre record del mondo nei 100, nei 200 e nella staffetta 4x100. Eppure è uno che si fa prendere dal nervosismo della situazione: ve la ricordate la finale dei 100 metri nel 2011 ai mondiali di Daegu quando la partenza falsa gli è costata la squalifica e una sicura medaglia d'oro?
Per questo sabato scorso i miei timori erano giustificati anche se la semifinale l'aveva gestita come al solito e credevo nel finale che si meritava.
Mi aspettavo la partenza  difficile, perché le gambe lunghe allo sparo dello starter ci mettono un po' ma una volta trovato il ritmo ti passano via. Invece quei 100 metri sono stati un continuo inizio perché le gambe non hanno ingranato non hanno trovato il ritmo e non hanno superato portando Bolt davanti a tutti come ha sempre fatto.
Battuto per altro da uno che, secondo la mia modestissima opinione, dovrebbe essere bandito dallo sport a vita.
Forse la tensione dell'ultima gara, ma strano per uno abituato ad avere tutta l'attenzione e la tensione addosso. Ma anche lui è fatto di sangue e ha un cuore e un cervello e può andare in tilt. Anche se nel 2011 era più disperato e incazzato con se stesso di sabato scorso.

Questa sera invece il suo fisico ha fatto crash! Li, in mezzo la pista, nei suoi davvero ultimi 100 metri.

Speravo di vederlo vincere come lo speravo sabato scorso. Sarebbe stato un finale scontato banale prevedibile. Ma serebbe stato il finale che si meritava, il tributo a un atleta che non rivedremo più, per struttura fisica e potenza e, ma sì dai, anche per quella simpatia da gigione prima delle gare, come a voler esorcizzare la tensione e la pressione che il successo porta inesorabilmente.

Ho osservato il dio della velocità crollare a terra. Abbandonato da quel fisico che lo ha portato nell'Olimpo degli atleti e renderlo il più forte di tutti, come ha detto anche Bragagna di tutti gli sport.


Così, gli ultimi 100 metri di Bolt sono stati quelli della finale dei 100 metri di sabato scorso. Doveva tornare a casa con 2 ori, torna a casa zoppo con un bronzo amaro.

C'è uno strano rapporto tra gli stati d'animo che lo spettatore prova alla partenza dei 100 metri e alla fine: in 9 secondi e qualche centesimo la tensione si tramuta in incredulità, come quando ha vinto la finale dei 200 alle Olimpiadi Pechino nel 2008 (ricordo che io e Anna abbiamo visto la gara nella tv del bar del Lago di Misurina, a prenderci uno strudel, una sacher con un te e una cioccolata caldi, il 16 agosto, ma fuori diluviava e c'erano meno di 10° a metà pomeriggio).
Non scorderò mai quello che ho provato queste ultime due volte: un misto di delusione e incredublità e dispiacere per quell'atleta, che da dio della velocità si ritrova battuto, addirittura abbattutto questa sera.

I record sono fatti per essere battuti (frase inventata da me), ma non nel modo nel quale lo ha fatto Usain Bolt: perché lui ha alzato l'asticella, ma soprattutto ha abbassato i tempi, di molto.

E adesso chissà quanto dovremmo aspettare, prima che un nuovo dio della velocità scenda sulla terra.
Pensavo a una cosa: per noi che lo guardiamo dallo schermo della tele, correre i 100 e battere il record del mondo è sembrato facile, almeno come lo ha fatto lui ( i 200 no, si vede che soffre ma quella è una gara micidiale). Ti alleni anni, quando la tua gara dura meno di 10" se sei bravo.
Forse, per Bolt è facile, forse. Ma è tutto quello che viene prima che è dannatamente duro e difficile: l'allenamento la preparazione, fisica ma anche psicologica, perché a un certo punto ti ritrovi a essere Usain Bolt e hai la necessità di gestire questa cosa.
Ha 31 anni e si ritira. Il fisico forse non regge più e oggi si è visto. Però sui 100 sabato è stato battuto da uno che ne ha 35. Una bella età per vincere un mondiale di atletica sui 100 metri piani (e vabbhé che secondo me quello non dovrebbe più mettere piede in una pista di atletica!).
E' dura arrivare lucido e tirato fino alla fine anche della propria carriera. Spero che abbia saputo gestire bene anche gli ultimi giorni.

Magari ci ripensa, si prende un anno sabbatico, lasciamo che si diverta col calcio e che capisca che non ha niente a che vedere e ritorna? Perché chiudere così, da terra, non è il modo migliore.

Comunque sia, caro Bolt, forse la frase i record sono fatti per essere battuti dopo di te non varrà più.
E' stato bello vederti!

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Telenovela telefonica

Su FB avevo già annunciato il passaggio di operatore per la connessione internet di casa.
Mi sono dimenticato una cosa: non ho specificato l'anno!
Purtroppo non ho considerato alcune cose, altre le ho sottovalutate e altre ancora nemmeno ne ero a conoscenza. Inoltre, non viviamo in un paese del terzo mondo ma in Italia.

Come avevo già scritto, la casa non è collegata alla linea telefonica e per la sola connessione ci siamo affidati a quella con tecnologia LTE.
Siccome da alcuni mesi la velocità di connessione è molto bassa e l'operatore si limita a dirci di monitorare la situazione, io e Anna ci siamo stancanti di monitorare e abbiamo deciso di cambiare.
Questa mattina è passato il tecnico, che ha constatato che alcune case vicine hanno un collegamento per una parte sotterraneo e per l'altra parte posticcio/temporaneo diventato definitivo ("tipico dello stile italiano"). Con i lavori sulla strada svolti chissà quanti anni fa non si sa se sia stato previsto un tubo per portare la linea telefonica anche in questa casa.
Quindi: bisogna realizzare un nuovo collegamento. Come non si sa. Riceveremo una telefonata dall'azienda incaricata. Che la prima volta uscirà solo per verificare la situazione e definire il tipo di collegamento. Che nonn si sa quando verrà realizzato e se avrà un certo costo potrebbe essere in parte a carico nostro. Il punto è sapere quando verremo contatti e quando verranno a fare il sopralluogo. Dai, se tutto va bene, per quel tempo chissà quale Madonnasantissima di connessione ci sarà, una 100G da 600MB fissi!

Al momento, ho rifatto il test della velocità di connessione: ironia della sorte, oggi viaggia a circa 11 MB! Il servizio clienti dell'attuale operatore non risponde mai sui social e al telefono rispettano severamente un fastidioso protocollo di frasi fatte. Mi vien da pensare che questa potrebbe essere la reazione alla mia lamentela social.
Domani passa un tecnico che ho chiamato io. Che doveva passare quando la connessione viaggiava a 2MB (e pago per 20!). Rido già!

http://www.speedtest.net/result/6502812964.png

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Simone Padoin

Sto seguendo la selezione del Real Vicenza, un gruppo di giovanissimi (età media di 20 anni) calciatori per lo più stranieri che stanno cercando un ingaggio con qualche squadra italiana.
Ieri siamo andati a Pejo per la prima amichevole, contro il Cagliari. Era la prima volta che la selezione affrontava una squadra di Serie A e nonostante il risultato non è andata così male, considerando i due livelli opposti di età, esperienza e preparazione fisica.

Ero curioso di vedere questa partita, nonostante non ci giochi ormai più e lo segua molto poco, il calcio mi scorre sempre nelle vene. 
Sapevo anche che avrei potuto incontrare un giocatore in particolare che è quello nella foto qui sotto. 
Non nascondo una certa emozione quando l'ho visto seduto sulla panchina fuori dallo spogliatoio. Se ne stava li a parlare con un giornalista sardo quasi non fosse chi sappiamo, quasi come uno dei tanti giocatori dilettanti che ho incontrato.
Se non avessi fatto la foto in quel momento non avrei più avuto altre occasioni. Lui è stato gentilissimo e abbiamo fatto una chiacchierata ricordando i tempi del Vicenza.
Nella facile ironia nata nel post su Facebook, non ho chiarito una cosa per me molto importante: sono conteto di aver fatto questa foto, di avere il suo autografo e di aver scambiato quattro chiacchiere in tranquillità (mi manca la maglia, chissà se riesco a trovarne una di qualche tempo fa...).
Non per l'immagine che qualcuno gli ha ricamato, ma per il giocatore e per la persona che è.
Ho conosciuto Simone Padoin quando è arrivato giovanissimo a Vicenza nel 2003, in quella che veniva chiamata "banda Iachini" perché c'erano diversi ragazzi giovani (lui, Biondini - che spero di vedere sabato - De Martin - chissà dove è finito?! - Bonanni, Tamburini, Vitiello, Luca Rigoni, Lodi - che talento! - Rantier) e nonostante la loro poca esperienza quell'anno il Lane ha finito il campionato a metà classifica.
Ovunque Iachini metteva Padoin, lui giocava con sicurezza e spirito di sacrificio per il bene della squadra, non per se stesso. Esterno in difesa o a centrocampo, a volte anche al centro del campo. Iachini ne provava diverse e lui rispondeva sempre alla grande, giovane ma con una grande personalità.
Un giocatore che molti allenatori vorrebbero, mica per niente Conte dall'Atalanta se lo è portato alla Juventus e sono felice per la sua meritata carriera.

Non è Roberto Baggio, non è uno di quelli che viene definito top player. Ma lo è per me. Per quello che ha saputo dimostrare nella sua carriera. Per questo sono contento di essere con lui qui sotto.
Ai ragazzi che iniziano a giocare a calcio si dovrebbe parlare e far vedere qualcosa di più di calciatori come Simone Padoin, se si vuole insegnare loro qualcosa sul pallone.

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Perché correre. Perché corro

Succede che quando corro penso. Penso tanto. Ai fatti miei, alle cose più assurde, al lavoro (che ci sia e non ci sia), alla famiglia a tutto quello che mi può venire in mente in quell'ora scarsa che vago per la città ad un ritmo un po' più sostenuto di una camminata.
Vorrei avere un registratore per riuscire a tenermi tutto quello che mi salta in mente, perché è così vario, talvolta penso anche bello ma spesso scappa via, come finisce l'effetto della corsa allo stesso modo e allo stesso tempo spariscono alcuni pensieri. Altri riesco a trattenerli. Questa lista mi è venuta in mente correndo l'ultima volta. Mancano alcuni punti, piuttosto divertenti ma, come detto prima, hanno avuto le gambe più lunghe e soprattutto più veloci e non sono riuscito a trattenerli. 
Chissà magari la prossima volta che torno a correre li ritrovo in qualche meandro nascosto del mio cervello.
Uno che si spacciava per amico mi chiedeva spesso perché gioco a calcio (non con gli amici, ma in modo un po' più serio) o perché correvo, chi me lo faceva fare. Forse voleva sottindere altre cose visto che esprimersi in modo diretto non è mai stato il suo forte ma pazienza è passato tanto di quel tempo che non ne vale più la pena. Come sempre ascoltavo e mi stufavo di sentire certe cose e imperterrito facevo quello che mi pareva che fosse correre dietro un pallone e correre e basta.
Forse queste sono alcune delle risposte. Più o meno serie. 
Adesso correre va di moda, c'è perfino qualcuno che si alza prima dell'alba per fare quelle corse sponsorizzate quando anni fa era un culo piuttosto pesante. E io corro sempre meno, di quanto potrei di quanto vorrei, per diversi motivi. 
Se potete, andate a correre. Perché? Che ne so, ognuno ha le sue motivazioni io ho le mie. Male non fa di certo.
 
- La sera per dare respiro al corpo
- La mattina per svegliare il corpo
- Per sfogare l'anima
- Per stare per i cazzi miei (corro sempre solo)
- Per scappare da casa
- Per tornare a casa dalla mia famiglia
- Per migliorare ogni volta (o almeno provarci)
- Endorfinaaaaa (come Homer Simpson pronuncia "shambellaaaaa")
- Per collezionare figure di merda perché tra sudore negli occhi e mancanza di occhiali non riconosco nessuno nemmeno chi mi saluta (e coi quali mi scuso, non sono cagazzi, è colpa di un nervo ottico sottosviluppato e una vista che col passare del tempo va a quel paese)
- Per cercare nuovi posti dove andare a correre
- Per mettermi la maglia attillatissima dell'Uomo Ragno e sembrare di avere un fisico sportivo e non da lanciatore di coriandoli
- Perché ai bambini fa ridere vedere uno con la maglia dell'Uomo Ragno che corre invece di volare aggrappato alla ragnatela
- Per sapere se ginocchia e caviglie stanno bene
- Per dimagrire. O rimanere come sono.
- Per sapere se i pantaloni compressivi hanno davvero certi effetti
- Perché ho le scarpe nuove e voglio provarle porca madosca
- Per mangiare in modo vergognoso tanto prima ho corso/poi vado a correre
- Perché poi la birra dopo la corsa scende che è un piacere e poi è ricca di sali minerali che gli integratori sportivi le fanno un baffo
- Per vedere se incrocio le belle persone che vedo quando passo con tutti altri mezzi
- Per pensare (dovrei portarmi un registratore, alcune di queste cose mi sono venute in mente correndo e sono riuscito a trascriverle, altre purtroppo sono scappate insieme ad altri pensieri)
- Per vedere la mia città o il posto dove sono da un altro punto di vista
- Per dimostrare alla pioggia che non siamo fatti di sale né di zucchero, al sole che anche se talvolta sono 0 gradi mentali non mi sciolgo e all'umidità che non affollerà mai i miei polmoni
- D'estate per scappare dalla zanzare (tanto quelle zoccole mi aspettano a casa sotto le lenzuola)
- Per sapere come sta il mio fisico
- Perché ho smesso di giocare a calcio e da qualche parte devo pur correre
- Perché non c'è nessuno che mi dice cosa fare né come (so per conto mio che potrei fare meglio e in modo diverso)
- Per ascoltare il mio battito cardiaco e il mio respiro e cercare una concordanza con i passi (ma come fanno quelli con le cuffie e un laccio emostatico da 7 pollici al braccio?)
- Perché adesso che ho il GPS so quanto vado a zonzo (e anche dove!) e quanto faccio schifo
- Perché è bellissimo
- Per annusare i profumi delle stagioni
- Perché non posso farne a meno. Sarà quella storia della tarantola
- Per sentire le persone che fanno l'amore (è successo, giuro)
- Per vedere i caprioli (se correte in montagna può succedere)
- Perché poi mi sento meglio

Io corro qui. Anche qui.

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Pallacanestro: bellissimo sport democratico

Ieri la Reyer Venezia ha vinto il campionato italiano di pallacanestro, battendo in gara 6 Trento a domicilio. La partita è sempre stata in bilico, com'è stata tutta la serie ed è finita 78-81 con i liberi di Haynes a segnare il risultato finale, dopo la rimonta veneziana da -11 nella prima metà della gara.
Mi sarebbe piaciuto andare a vedere una partita nella sauna del PalaTaliercio ma i biglietti sono andati via come ombre nei bacari così mi sono dovuto affidare ai romantici racconti via radio.
Non voglio parlare della bellezza dell'impresa di Venezia quanto piuttosto sulla bellezza di questo sport. Perché in qualsiasi modo fosse finita la serie finale, se a vincere fosse stata Trento sarebbe stata lo stesso una bellissima impresa.
Pensare che Venezia è rinata undici anni fa e da sei gioca in A1, mentre Trento è una realtà sportiva nata nel 1995 e gioca in A1 da appena tre anni e in semifinale si è sbarazzata dell'Olimpia Milano con un secco 3-0.

Ci sono due aspetti che mi piacciono di questo sport e lo rendono equo: permette a tutti di vincere, non solo di partecipare, senza escludere nessuno a priori anzi, esclude chi non ha i requisiti per l'iscrizione ai campionati professionistici (Treviso) o chi non rispetta le regole lasciandole fallire (Pesaro e Siena) se non addirittura finendo anche per radiare le società anche se sono le più importanti del campionato (a Bologna ne sanno qualcosa). Ecco perché è uno sport democratico.
Infine, ha un grande pubblico, che si giochi in A1 o in Promozione (la Fossa del PalaDozza dovrebbe essere presa come esempio, senza andare a scomodare i pacati tifosi greci, anche perché mi sto riferendo al campionato italiano).

Fosse stato un altro sport molto più popolare, alcune società di Serie A non dovrebbero esistere nemmeno ma sono salve solo perché hanno un certo nome. E poi anche se militano in Serie A e le cose iniziano ad andare un po' male lo stadio si svuota.
Un'altra differenza con quest'altro sport è che la pallacanestro è sempre stato uno sport di provincia (senza offesa): tolte Milano e Bologna le grandi piazze sono (state) Varese, Cantù, Siena, Treviso, ora invece sono Sassari, Venezia e Reggio Emilia. I sardi hanno vinto il campionato due anni fa, mentre dall'altra parte un presidente di un presunto club più importante non le avrebbe nemmeno volute in campionato.
Per questo dico che la pallacanestro è uno sport democratico, perché non guarda in faccia a nessuno.

Seguo il basket fin da quando ero bambino, in modo molto leggero nel senso che ogni domenica sera controllo i risultati e quindi so come va la stagione ma non sono coinvolto come lo sono per altri sport come il calcio e l'hockey, per esempio, dove ci sono due squadre (Vicenza Calcio - ancora prima della Juventus, sì! - e Asiago) che seguo quasi con ansia e apprensione.
Dovessi scegliere una squadra preferita propenderei per l'Olimpia Milano: negli anni '80 rimasi affascinato dalle scarpette rosse e da gente come Mike D'Antoni, Antoine Carr, Bob McAdoo, Antonello Riva, Riccardo Pittis (che poi ha fatto e sta facendo storia a Treviso) e Davide Pessina
Ma anche questa è stata una scelta dovuto più dalla presenza di singoli giocatori ed è stata una caratteristica continua che mi ha portato a farmi trascinare da squadre con le quali non dovrei avere nulla a che fare, secondo la logica del tifo e per questo ai veri appassionati della palla a spicchi risulto essere un eretico (non gli do torto!).
Infatti allo stesso tempo riuscivo a farmi trascinare dalle due squadre di Bologna, la Virtus e la Fortitudo! Pazzesco vero!? Inconcepibile!
Nelle V Nere c'erano giocatori come Claudio Coldebella, Roberto Brunamonti, Alessandro Abbio e quel fenomeno di Predrag Danilović (che incontrai di persona durante un camp multisport nel 1992 a Paderno del Grappa, insieme a un certo Francesco Guidolin...), Radoslav Nesterovič, Antoine Rigaudeau, Hugo Sconochini, Alessandro Frosini, Emanuel Ginóbili (che poi è andato a vincere qualcosa in NBA con i San Antonio Spurs), Marko Jarić e Matjaž Smodiš mentre al Pala Dozza oltre all'incredibile tifo della Fossa ad affascinarmi c'era Vincenzo Esposito, Carlton Myers affiancato da Gregor Fučka, Sasha Djordjevic (anche all'Olimpia) Gianluca Basile in campo e Charlie Racalcati in panchina.
Così come a Varese andavano fortissimo i galletti Marco Pozzecco, Andrea Meneghin, Giacomo Galanda, Alessandro De Pol, Glenn Sekunda e in panchina ancora Recalcati.
Oppure i tempi d'oro di Treviso con giocatori come Vinnie Del Negro, Toni Kukoc, Stefano Rusconi (sì lo ammetto, lui era un po' una palla!), Roberto Chiagic, Dennis Marconato, Željko Rebrača, Henry Williams, Tyus Edney, Dan Gay, Marcelo Nicola, Massimo Bulleri, Petar Naumoski e Jorge Garbajosa.
Ma ricordo anche la Virtus Pesaro con Ario Costa, Walter Magnifico e Andrea Gracis.
Se preso singolarmente, Oscar Schmidt era il giocatore che più mi interessava e il lunedì leggevo i tabellini delle sue partite per vedere se aveva superato i 40 punti.

Nomi e cognomi che hanno fatto la storia di uno sport. Uno sport vissuto a stretto contatto col parquet dove si può entrare nei palazzetti senza bloccare un'intera città.
Dove le piccole squadre sono grandi squadra. Chi dice che è uno sport minore, se il cuore batte sempre forte?

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