Il senso del bob

Finché guardavo la prima discesa solitaria di Tommaso con il bob, una parte di me si staccava per scendere con lui. Io me ne stavo li da solo seduto sulla neve senza accorgermi che mi si bagnava il culo tanto ero preso a seguirlo e non sapendo se era più dilaniante la tristezza o più rinfrancante la felicità.
Il primo colpo me lo aveva dato poco prima appena arrivati in cima annunciandolo a modo suo: “Papà, devo dirti una cosa” uscito di bocca come al solito come un alito. Avesse mangiato lo spicchio d'aglio più potente del mondo sarebbe stato meno mortifero:


 “Adesso tu non vieni con me nel bob. Vado io da solo”

Il papà non può che lasciarlo andare, per un quarto sorpreso perché Tommaso è un bambino piuttosto giudizioso quando si tratta di attività che possono mettere a rischio la propria incolumità, per un quarto felice per la sua decisione di prendere il suo coraggio e scendere la discesa con il bob ma per l'altra metà distrutto perché quella scelta è un pezzo di cambiamento nemmeno tanto leggero.
Pensare che mezz'ora prima gli avevo messo gli sci ai piedi e si era spaventato per una caduta su una discesa brevissima per quanto ripida, e aveva preferito ritornare a giocare con il bob. Un'altra discesa insieme, salendo a piedi per quella collinetta mentre dall'altra parte del confine sulla pista dedicata c'è il rullo che ti trasporta per una pendenza minore a un'altezza inferiore. Tommaso si era seduto sul bob e io lo avevo tirato fino a dove avevamo deciso di partire e scendere insieme.

L'ultima volta che siamo andati con il bob era molto spaventato dalla velocità ma era due anni fa ed era più tato mentre oggi dopo una delle prime discese insieme si è lasciato andare con un “Fiigo!”. Ma passare dal “Fiigo!” a chiedermi di andare da solo non me lo aspettavo. Di solito sono io che gli chiedo se se la sente di fare qualcosa da solo, come scendere in bici per la strada di casa e ricevo sempre la solita monosillabica risposta negativa. Oggi pomeriggio invece Tommaso ha scelto: papà, voglio andare da solo. E io dalla metà della collina guardo scendere a una bella velocità il mio bambino. Che appena arriva si gira e urla: “È bellissimoooo!”.  Chissà quanta adrenalina aveva durante la discesa e quanta ne ha buttata fuori con quell'urlo


Eccola qua come va la vita: accompagni tuo figlio su per la collina, lo traini sul bob le prime volte perché la salita è ripida e per lui è faticosa, lungo la salita gli spieghi come usare i freni e cosa succederà. Quelle successive cammina di fianco a te e a volte ti fermi ad aspettarlo, con una mano traini il bob e con l'altra stringi la sua manina ovattata dentro il guanto per fargli fare meno fatica e aiutarlo nella sua salita. Lo accompagni nelle prime discese, lui davanti con l'aria che gli arriva in faccia veloce grazie al peso del suo papà che per un pezzo lascia andare e per un altro pezzo tira i freni per non spaventarlo sempre pronto a proteggerlo. Quelle successive la velocità aumenta e i tratti rallentati si fanno sempre più brevi rimanendo sempre in guardia.
Finché tuo figlio capisce che gli piace ma soprattutto che si sente sicuro e vuole provare a scendere da solo. “Adesso tu non vieni con me nel bob. Vado io da solo”. E tra quelle due frasi vorrei pensare che sia sospeso un ringraziamento non detto, una spiegazione di quello che è successo: “Grazie per avermi insegnato a divertirmi con il bob, a scoprire quando e come frenare, a non aver paura di scendere e affrontare le mie paure. Adesso mi sento pronto. Vado solo io”.

Così dopo aver camminato uno fianco all'altro mi lascia li da solo, a metà collina a contribuire nel mio minuscolo a sciogliere la neve con una breve lacrima per vederlo scendere, composto e saldo sul bob che usavo io alla sua età. Ci siamo divertiti insieme facendo un tratto di vita insieme. Adesso è arrivato il suo momento di andare da solo. Che sia anche una discesa con il bob. Ma è un primo passo.
Sono stati d'animo ai quali avevo già pensato, quel momento in cui si sarebbe staccato. Ma non avevo immaginato che la prima volta sarebbe stata per una discesa con il bob.
Se un filo d'aria non si fosse alzato a infastidire Anna seduta sopra la sua giacca stesa sulla neve con Teresa addormentata in braccio avrebbe continuato a godersi le discese solitarie.
Mi resta la consolazione, magrissima, di essere ancora con lui per portarlo in cima la collina o fino a dove decidiamo di partire. Lo accompagnerò fino a dove vorrà lui. È giusto così alla fine perché è cosi che deve andare.
Un po' come quando passa tutta la notte nel suo lettino: un po' sono contento perché si dorme più comodi e non prendo pedate sui reni o manate in faccia e un po' mi spiace perché è bello sentirlo respirare di fianco a me.

I bambini sanno essere pestiferi e portarti al limite della sopportazione. Ma prima o poi ci troveremo a ricordare quei momenti passati insieme e ci accorgeremo che ci mancano terribilmente sorprendendoci di come il tempo sia passato così in fretta. Godiamoci i nostri bambini e viviamo ogni momento con loro per aiutarli a crescere e per essere felice di averli vissuti. Non faremo sempre e per sempre parte della loro vita.

Presto troveremo qualche loro giocattolo in un posto che non avremmo mai detto e ricorderemo quando anni prima giocavamo con loro e sistemavamo i loro giochi la notte prima di andare a letto. Mentre loro saranno in giro con gli amici.
Accompagniamoli in cima la collina o fino a dove vogliono loro, stiamo insieme a loro lungo la salita, teniamogli la mano o trainiamoli quando non ce la fanno, insegniamoli a scendere, a divertirsi ad aver paura e ad affrontarla, a cadere e aiutiamoli a rialzarsi a fargli capire che noi siamo sempre con loro. Quando saranno pronti, scenderanno da soli. Magari chiedendocelo con dolcezza con quell'alito di voce di riconoscente colpevolezza. Dopo le farfalle nello stomaco il sentimento più sconvolgente sarà questo. Non so come si chiama. Per ora penso che anche un bob possa insegnarti qualcosa. Bravo tato Tommaso. 


“I will lead you to the doors of the adventure, then only you can open them to defy your fate” 
Thierry Sabine, creatore della Parigi-Dakar

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Effetto della domenica sera

Sarà l'effetto della domenica sera: non ho voglia domani mattina di svegliarmi di lasciare il caldo e la morbidezza del letto. Non credo nella fatalità, domani è il giorno comunemente e digitalmente noto come Blue Monday, anche perché la sua influenza è già iniziata, ma mi sento stanco, demotivato, un pelo intimorito da quello che mi aspetta. Cioè altre 8 ore, 5 giorni, una settimana di ufficio. 
Dove mi trovo ad affrontare quelle tradizionali rotture che deve affronta chi si occupa di una determinata attività che conosce solo lui all'interno dell'azienda ma che nonostante questo viene giudicato da persone che non ne sanno niente, al massimo dei sentito dire (per altro male oppure male interpretati). E, se devo dirla tutta in modo chiara e senza filtri, mi sono rotto le balle.
Del giudizio degli altri, del maleducato sottendere circa l'utilità di una persona e della sua attività, delle influenze su chi prende la decisione finale sulla vita degli altri. Mi sono stufato.
Sembra che tutti sappiano tutto su quello che devono fare gli altri, per loro è una minchiata che si può fare velocemente e semplicemente... e allora perché pagano me per farlo e non se lo fanno da soli o lo affidano a quel dipendente che pare saper tutto?
Non è la prima volta che succede e per colpa di questa situazione avanzo anche qualche mila euro (nessuna parodia, tutta realtà purtroppo).
Anna dice che ho una calamita nell'attrarre persone così ma non credo: purtroppo svolgo uno di quei nuovi ruoli che la rivoluzione digitale ha reso indispendabili in azienda e sono molto pochi quelli che ne conoscono l'attività.
Come funziona un sito? Come si gestisce un blog un social media? Perché non vendo una Madonna sul sito?
Così arrivo io e tutti mi dicono cosa fare: mettilo su internet è l'azione più richiesta quella più necessaria. Ma dove? Come? Perché? Va bene la prima volta, la seconda volta sorrido, la terza mi irrita, poi mi mordo la lingua, digrigno i denti finché non ce la faccio più e rispondo di metterselo... avrete capito.
Perché poi io sono anche fatto male: sono un veneto dei più classci, non metto in mostra quello che faccio perché è il mio lavoro e non ha nulla di eccezionale, con DNA montanaro, quindi ancora più tendente all'isolamento. Non sono quello che fa e va dal boss a dirgli quello che ha fatto o vantarmi di qualcosa che hanno fatto altri: a parti invertite risponderei "E non è quello che devi fare?" cosa che per altro ho detto a una giovane collega alla prima esperienza lavorativa, frantumandone l'entusiasmo.
Ma da qui ai prossimi giorni qualcuno dovrà decidere se potrò rimanere oppure no: è già insoddisfatto nel non vedere il mio lavoro online. Glielo ha fatto anche notare qualcuno che probabilmente ne sa un bancale più di me. Peccato però che, come più volte comunicato, quella cosa che vogliono vedere online non può essere online prima della fine del mese. Allora?
Poi succede che mi dicono che "non importa quello che fai, l'importante che tu faccia qualcosa, per dimostrare che stai facendo o hai fatto qualcosa". Cioè, chi ti paga è talmente ignorante in materia che per tenerti lo stipendio basta mostrargli che hai fatto qualcosa, non importa se è utile. Un video spacciato come tutorial per attrarre clienti? Con il cellulare. Non importa se la cosa è fatta male, falla!
Sono abituato in modo diverso. Voglio portare una vantaggio reale all'azienda e non apparente se non addirittura un danno. E per questo obiettivo è necessaria una analisi della situazione, di quello che c'è e di quello che serve e di quello che non serve, di cosa funziona bene e di quello che funziona male: in parole povere capire se si è in grado si svolgere quelle attività e cosa manca. Ci vuole calma e tempo mentre riscontro solo ansia e fretta.
Ipotizzando che tutto vada per il meglio, sarà davvero il meglio?
Oppure è meglio dedicarsi al giardinaggio?

 PS: suggerisco queste pagine che rappresetano molto bene la situazione:

http://www.alessandrosportelli.it/web-marketing-imprenditori-non-sanno/

http://www.alessandrosportelli.it/ecco-i-3-elementi-indispensabili-per-scegliere-un-agenzia-o-consulente-di-web-marketing/ 

http://www.digiovedi.it/la-miopia-dell-imprenditore-nel-web/?utm_source=condivisione&utm_medium=linkedin&utm_campaign=11_gennaio_2018&lipi=urn%3Ali%3Apage%3Ad_flagship3_pulse_read%3BlvJcMVX%2BQWKqHhwKI1UXmw%3D%3D

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Ringraziare il cielo

Mi sono ritrovato all'improvviso senza un motivo preciso a ripensare a quello che ho scritto nel post precedente e mi sono dato del mona.
La precarietà del lavoro negli ultimi due anni si è fatta sentire e non nascondo che abbiamo vissuto un periodo davvero difficile. Ma a casa c'era (e c'è) la tenerezza di Tommaso e Teresa - lo so che formano una combinazione esplosiva (TnT), se lo avessimo saputo prima almeno Teresa la avremmo chiamata Serena - ma nonostante i loro caprici la loro testardaggine più o meno consapevole non c'è cosa più dolce di vedermeli venire incontro ed abbracciarmi le gambe. C'è l'appoggio di Anna che non guarda alla salute e alla malattia, alla ricchezza (anche perché in questo caso c'è niente da vedere!) e povertà al bene e al male.
Tutto quello che trovo in casa mi fa star bene mi da sollievo da quello che c'è e non c'è fuori. Non sempre è primavera nemmeno qui ma sono le normali situazioni di famiglia.

Allora, cosa non andava in quello che ho scritto?

Perché guardando il casino seminato nel pavimento in sala e ascoltando il silenzio che lo riempie, dopo una giornata di voci bianche a db elevati, mi rendo conto che a me non manca qualcosa mentre a qualcun altro il 2017 ha portato via quasi tutto o non ha portato quello che aspettava.

Persone che hanno perso genitori che hanno terminato l'ultima parte della loro esistenza in una non vita, figli mai nati quando ormai mancava poco o figli persi dopo una vita straziante, persone che da anni lottano o convivono con un dolore invisibile, con una malattia maledetta o ne devono affrontare un'altra subito dopo averne sconfitta una, bambini divisi tra le incomprensioni dei genitori.

Ho avuto le mie sfighe ma sono pozzanghere lasciate da un temporale di passaggio al confronto dell'oceano di malessere fisico e psicologico vissuto dalle altre persone che non so cosa dovrebbero dire all'anno che se ne è andato. Di sbattersi bene la porta alle spalle e di buttare anche la chiave.

Guardiamo bene la realtà e le persone che abbiamo intorno.
Chiunque, prima di andare a dormire, dovrebbe dare uno sguardo al cielo, se c'è anche alla luna e ammirarne lo splendore. E ringraziare.

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2017 out, 2018 in. Gira la ruota.

Quell'ultimo dell'anno vissuto in famiglia è fatidicamente arrivato: colpa di Teresa e dei suoi denti o del suo presunto virus e del medico che ha consigliato di non portarla in posti con altri bambini. Visto che saremmo dovuti andare a casa di amici dove gli infanti sono pari agli adulti, alla fine ce ne stiamo a casa.
La prima reazione è stata quella di andare a prendere il necessario per la paella vino incluso mi par chiaro, un Vermentino sardo per la cronaca. Speriamo bene dobbiamo ancora iniziare.

Anche questi 365 giorni sono andati. L'anno scorso lo avevo mandato a fare in culo. Il 2017 ha non ha voluto essere da meno del 2016 per quanto riguarda il lavoro: anche questo infatti è stato l'anno dei lavori assurdi, assunto per aziende che vogliono andare in America senza metterci piede e spendere un euro, per altre che non sanno nemmeno sia necessario per raggiungere quello che vogliono e altre che sono così incasinate da mandarmi via perché per colpa loro non sono riuscito dopo due mesi a ottenere il risultato richiesto e che loro cercano di realizzare da 2 anni e mezzo (giuro, è vero non c'è alcun errore di sintassi o di logica, non sto scrivendo da ubriaco e presumo non lo siate nemmeno voi) infine non poteva mancare quella che ti manda la bozza di contratto e poi scompare così com'è arrivata.

Le conseguenze di tutte queste roccambolescherie le pagherò la prossima primavera quando farò la dichiarazione dei redditi mannaggia.

T'nT, in arte Tommaso e Teresa, stanno bene per fortuna, ci manca solo che lei attacchi a parlare nel pieno rispetto della sua dinamicità e un po' temiamo il momento in cui inizierà a parlare.


Se non sono stati i figli a regalare emozioni ci hanno pensato i Fast Animals and Slow Kids in una di quelle che sarebbe dovuta essere una sera qualsiasi di fine giugno. Meno male che la musica non tradisce e riesce sempre a farti bollire il sangue nelle vene. Il mio trasporto non è più quello dell'adolescenza ("the more you change the less you feel", ricordate Billy Corgan nel 1995 vero!?) ma al primo ascolto domestico ho capito che loro erano quello che stavo cercando, sensazione confermata alla prima distorsione ascoltate quella sera.


Per il resto mi porto a casa la conferma le persone sulle quali puoi fare affidamento sono davvero poche e che bisogna essere il più forti possibile. Non è una gran bella conclusione ma è quello che trovo alla fine di quest'anno (almeno la scrivo ora ma ci ero arrivato del tempo fa).


In questo 2017 mi sono sentito più vecchio, più fisicamente che mentalente perché la voglia di andare in giro in bici con gli amici di correre c'è sempre ma mi sono reso conto dell'inesorabile allungamento dei tempi di recupero oltre che del rallentamento di un metabolismo mai stato mio amico.

Mi sono anche accorto che ho scritto poco quest'anno. Avrei voluto scrivere almeno una volta al mese. Ma ero privo di argomenti per questo blog (mentre per gli altri invece non mancavano). O di tempo. Di quello giusto per riflettere bene di sentire l'ispirazione (mica come adesso che scrivo un po' per effetto, anche se le mie parole sono sincere, come sempre). O perché non conveniva perché vivo in una città dove molti sanno molto ma non dicono niente perché è meglio così, anche se poi le voci corrono tra le strade e le vie e le piazze perché la gente chiacchiera e di farsi i cazzi propri non è capace del tutto.
Così continuiamo a vivere in questa città dove devi avere le amicizie giuste per essere qualcuno e fare qualcosa altrimenti devi farle in altre città oppure fotterti e stare muto. O anche perché non ho questa arroganza di credere che quello che penso io fotta qualocosa a qualcuno.

Saluto questo 2017 senza rimpianti e non mi faccio aspettative per il 2018, anche perché sapete come la penso su queste baldracche. Ciao 2017, chiudi la porta quando vai via.


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Corsa inaspettata

Oggi sono tornato a correre. 10 km sotto l'ora. Una media al km migliorabile ma non male considerando che sono salito fino a Villa Valmarana ai Nani dalla ciclabile della Riviera Berica, che l'ultima volta che ho corso sarà stato settembre e per circa la metà della distanza di oggi e che continuo a dormire poco e il mio corpo è stanco (di mandarmi a quel paese!).

Dopo lo stretching dovuto ero sulla via di casa casa placido piuttosto stanco e con la testa già alla doccia quando poco dopo la chiesa di Longara incrocio altri due runner.
Più che dalla ragazza mora sono stato attirato da lui: un signore con i capelli bianchi riccioli. Lo guardo e penso: mi sembra lui! Senza occhiali stanco e col sudore che mi manda in confusione la vista non ne ero tanto sicuro.
Mi ha colpito un particolare: mi ha guardato le scarpe con una certa attenzione e poi ha confabulato con la ragazza.A quel punte le mie certezze sono salite. Poco dopo mi giro e vedo che anche loro si sono girati e sembrano guardarmi. " Vieni con noi? Andiamo su fino al bivio dove c'è la rotatoria e torniamo".

Tradotto per chi non conosce il posto: significa farsi la salita di Strada San Rocco fino in cima dove c'è la rotatoria (ebbene si, a Vicenza piazziamo rotatorie anche in cima i colli) dove a destra vai a Villabalzana e a sinistra invece vai in un bel posto dove però si spende tanto per non mangiare né bene né tanto.
Circa 4 km, 260 metri di dislivello e una pendenza di poco superiore al 5%.
Sarei stato anche a posto. Il cardiofrequenzimetro poi poco prima mi aveva informato di aver raggiunto il mio obiettivo della giornata. Però...
Non è ancora mezzogiorno e cosa vuoi che sia andare fino la. "Andiamo su piano" mi rassicura il signore.
Ma sì, dai, facciamocela 'sta corsa, quando mi ricapiterà di correre con Gelindo Bordin???

Già. Una di quelle poche volte che vado a correre quest'anno incontro un campione olimpico che mi invita a correre con lui. Mica una corsa col campione organizzata dal negozio di abbigliamento sportivo con altre 200 persone, ma una corsa uno fianco all'altro.
Prima di partire mi dice che è una cosa tranquilla, anche in rispetto della compagna di corsa.
Io lo avverto che sono così giù di forma che Adriano quando giocava nella Roma era in formissima in confronto.

La prima parte è andata anche bene e mi stavo sorprendendo! Parlavo anche con Bordin sulle mie scarpe (fatalità delle Diadora, per quello me le aveva guardate) sulle mie impressioni e sulla modifica che ho fatto per correre meglio e su quelle che stava testando lui per il 2019. Appunto, parlavo su ua strada in salita. Bravo mona! Ero così preso dal correre con lui che nemmeno ho pensato alla grandissima boiata che stavo facendo. Soprattutto dopo la corsa di prima e nelle mie condizioni fisiche.
Inevitabilmente sono scoppiato, per assurdo in un cambio di pendenza con strada più piana. A quel punto ho alternato corsa e camminata perché comunque volevo arrivare in cima! Ma mi hanno raggiunto prima loro che ormai stavano tornando indietro.
Quella strada infame: ogni volta me la ricordo più corta di quanto non lo sia! E alcuni tratti sale forte.
Poi per uno come me che non somma due ginocchia sane la discesa è ancora peggio della salita. Sì  insomma a un certo punto gli ho anche detto di non aspettarmi e fare il suo lavoro perché mi spiaceva disturbarlo però lui è stato molto comprensivo.
E' stato caso bellissimo, molto emozionante correre così con un campione come lui.

Per la cronaca, prima avevo fatto questi due percorsi:
Andata:


Ritorno:


Di solito quando vado a correre sto via un'ora poco più. Stamattina sono stato via più di due ore. Anna si era preoccupata anche perché quando vado a correre non mi porto via il telefono, mi da fastidio tenere in mano anche un paio di chiavi. Chiaro che quando sono arrivato a casa, mi ha aperto la porta con la sua espressione inceneritrice ma mi ha solo chiesto se mi ero perso. 
Quando le ho risposto che avevo prolungato la corsa con Gelindo Bordin non ha avuto parole per controbattere e ha capito tutto. Forse avrà anche visto le stelline che avevo agli occhi. 

E' mezzanotte passata. Le gambe non mi fanno male e a livello muscolare è una gran cosa. Ma le ginocchia non la pensano allo stesso modo. Dopo tanta inattività la ripresa è stata un po' sconvolgente (eufemismo). 
Ma vuoi mettere. Mamma, ho corso con Gelindo Bordin!!!
E se non è motivante questo non so cosa lo sia. Prossimo obiettivo, salire fino in cima San Rocco senza tornare indietro senza sputar l'anima a metà strada e dover tornare indietro a riprenderla sbucciandosi gomiti e ginocchia!
Che bello correre! E pensare che l'idea era quella di prendere la mountainbike! 

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Distinguished Gentleman's Ride Vicenza 2017

I tuoi mi piacciono tantissimo. Di notte ad accompagnarmi nel sonno. La mattina come sveglia dirompente. Ma quelli all'alba di domenica no, quelli cazzo se mi han fatto bestemmiare! E lo so che bisogna essere distinti e gentiluomini ma anzi, proprio per questo ho cacciato dei santissimi...
Perché ieri non ci dovevano stare. Sapevamo tutti che non sarebbe stata una giornata semplice ma che iniziasse addirittura con i tuoni non ce lo immaginavamo.
Ho fatto colazione col solito caffe e mezzo e un vortice di messaggi che si è scatenato appena siamo stati operativi. Cosa si fa cosa non si fa, chiama di la chiama di qua, questo e quella. 
Alla fine però non potevamo buttare mesi di incontri sere di privazioni familiari corse contro il tempo salto a ostacoli burocratici traduzioni maccheroniche e birre chiare e ambrate solo perché il cielo non ci era amico.

Mica siamo fatti di zucchero o di sale*, no!?
Quindi, confermiamo il programma. Siamo distinti e gentiluomini, ma anche cazzutissimi rider! Al massimo, faremo un tour alternativo e meno impegnativo e lo stile sarà un po' più pratico e meno appariscente. Poi la cantina offre un gran bel portico e potremmo stare li, con la scusa di stare più stretti ci potremo anche conoscere più da vicino, meglio! 
E invece il cielo è stato clemente. Inizio a pensare che al cielo piaccia il Distinguished Gentleman's Ride. Posso iniziare a pensare che spiriti di Mike Hailwood e Steve McQueen si mettano d'accordo in questa giornata soffiando le nuvole altrove (per esempio a Treviso o Udine, ho sentito).
In gilet e camicia avevo caldo. Forse era l'agitazione malcelata per la giornata più che il sole che si faceva spazio tra le nuvole.

Metti i DGR di altre città limitrofe che, nonostante tutto tra numero di edizioni meteo varie ed eventuali una qualche decina di moto te le porta via, vuoi per amicizia o semplice curiosità o ovvia voglia di qualcosa di nuovo, io tutte quelle belle moto che sono venute a Vicenza non me le aspettavo!
E' stato bello. Ogni anno è bello e diverso. Tre anni fa per la sorpresa. Due anni fa per il coinvolgimento di mezza provincia. L'anno scorso perché avevamo (ci hanno messo) l'acqua alla gola. Quest'anno perché ci stavamo andando. E invece non sono serviti mute da sub e canotti.
Una sola parola: emozionante.
Ringrazio chi ogni anno ci da la fiducia ed è stato presente, con stile e gentilezza unici.
Ho notato che quest'anno le moto erano anche più rispettose dello stile richiesto: forse il cielo ha tenuto lontani quegli intrusi che nonostante la supersportiva o l'enduro turistica vogliono esserci lo stesso e quindi erano presenti solo i puri. O forse è stata una banalissima fatalità!
Sciorinando lungo la dorsale dei berici non ho potuto fare a meno di accorgermi di una cosa: la pioggia che ha esaltato i profumi dei colli che arrivavano dal bordo strada. La terra umida, le foglie ingiallite, l'erba bagnata. Quei profumi che solo le mezze stagioni come la primavera e l'autunno sanno darti e solo se ti ci trovi in mezzo puoi sentire. L'odore degli ottani si confondeva con quelli dell'autunno e mi è piaciuto moltissimo. Peccato non poterlo fotografare. Ma rimane una delle caratteristiche di questo DGR.

Il mio annuale rammarico è vedere l'importo delle donazioni pro rider e mi convinco sempre di più che in Italia non si voglia capire il senso di questa manifestazione. Ormai le discussioni sullo stile mi annoiano: chi non ci arriva non è obbligato a essere presente solo perchè ha una moto.
Facendo un confronto tra l'Italia e gli altri paesi il rapporto donazione/partecipante ci mette in imbarazzo. Non so se dipenda dalla lingua e il messaggio qui arriva distorto, un po' come il gioco del telefono senza fili. O forse è una questione di cultura: in Italia impera lo stile, ovunque e comunque e dovunque. Mi stanno bene i gruppi vestiti in modo eccentrico o in divisa elegante, apprezzo lo sforzo. Ma li apprezzerei di più se utilizzassero i numeri della propria carta di credito in beneficenza e non in abiti.
Chi prende il Distinguished Gentleman's Ride come una gara di stile è fuori strada. Semmai, è una gara a chi fa del bene e aiuta chi è più sfortunato.Non siamo più quegli adolescenti che devono dimostrare di essere il maschio alfa ma persone adulte di una certa età alle quali certi problemi possono interessare. Capisco la paura e la voglia di negare l'ineluttabile, ma la vita può andare anche così. 
Quindi coraggio cari rider distinti e gentiluomini, avete dimostrato di essere indomiti. Siate anche generosi! Che cazzo (e mica potevo finire seriamente!).





* cit. risalente, almeno per quel che mi riguarda, all' A. D. 2004, grazie ad un accompagnatore di vacanza in bicicletta olandese (e da dove, altrimenti?)

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Viabilità straordinaria

Prendo ispirazione da un post su uno dei tanti gruppi di FB dedicati alla mia città. Parla di un articolo pubblicato sul giornale locale relativo alla viabilità cittadina. Ed è evidente la posizione che ha preso. Più che ispirazione, mi si è chiusa la vena, o mi è partito l'embolo. Per tanti motivi.
Perché è un articolo dove si cerca di dire qualcosa malcelando dell'altro, che però è evidente anche alla polvere ai piedi dei marciapiedi, fa cascare la mandibola anche al più studipo dei lettori.
E' un articolo inutile, fazioso (eufemismo) e fa perdere di fiducia chi lo pubblica, chi lo scrive e chi lo autorizza. Il mandante è noto e la sua fiducia e popolarità ormai sono già andate.

Ci sarebbe da parlare giorni sulla viabilità di Vicenza.
E' stata modifica mille volte, senza portare vantaggi evidenti agli automobilisti o chi ne ha tratto vantaggio non utilizza la macchina ma abita proprio nella zona della modifica e non è un signor nessuno.
E' stata modifica per far guadagnare 5' agli autobus o ai bus navetta. Immagino che il calcolo guadano ottenuto/disagio provocato non sia mai stato preso in considerazione.

Da anni si parla di incentivare l'uso dei mezzi pubblici ma a Vicenza la reperibilità dei biglietti e il loro costo per una corsa è da folli. Se pago tanto un servizio, voglio tanto da quel servizio ma non è così.
La frequenza degli autobus non ha senso: abitavo a Ospedaletto, ne parte uno ogni 6/7 minuti. Capisco che passa per v.le Trieste ma le corse in certi momenti della giornata sono deserte.
Quello da/per Bertesina ce ne è uno ogni 30' e passa dove passano anche quelli di Torri di Quartesolo, Lerino e Bertesinella. Visto lo sviluppo della zona non è il caso di deviare quella corsa per strada Bertesina e via Quadri che è anche un tragitto più breve?
Gli amministratori giustificano il prezzo dei biglietti per coprire gli alti costi di gestione: prima di tutto si potrebbero abbassare gli stipendi dei dirigenti e non usare l'azienda per interessi politi e immobiliari, che non sono il loro core business e anche utile razionalizzare le corse per tagliare quelle inutili e potenziarne altre più bisognose (in orario scolastico per esempio).

Vicenza è la città della Rotonda. Ma anche delle rotonde, nel senso di rotatorie. Utili, in alcuni punti. Del tutto assenti dove sarebbero vitali come l'incrocio tra Viale del Sole e Via Brigata Granatieri di Sardegna.
E più dannose che utili dove si trovano uscite a una sola corsia, andando a creare un collo di bottiglia che mi chiedo come non abbiano fatto a capirlo (andate alla rotatoria in zona industriale sotto il sovrappasso o all'uscita della tangeziale in Riviera Berica). Sono sorprendenti, ti fanno incazzare come un rigore inesistente fischiato contro in un derby al 90°!

In città mi muovo solo in moto, quando ero più giovane in scooter che è anche più comodo per i movimenti urbani.
L'incentivazione dell'uso delle due ruote a motore dovrebbe essere a livello nazionale con bolli e RC moto agevolate. Invece la moto viene vista come un lusso e non come un normale mezzo di trasporto. Però dentro le macchine vedo lo stesso numero di persone che ci sono in sella, occupando molto più spazio. Qualcosa non mi torna.

A Bertesina sono più di dieci anni che dalle 7 di mattina c'è una coda di macchine dall'incrocio con strada Ospedaletto fino alla rotatoria di via Aldo Moro. Quando abitavo a Bertesina e dovevo prendere l'autostrada per lavoro, partivo mezz'ora prima. Adesso è anche peggio.
E capirai, a Milano, a Roma, a Verona... evvabbhè ma quelle sono città diverse, mentre qui parlo della periferia di una città media. Paragoni senza senso.
Non è possibile vedere un quartiere bloccato, perché le amministrazioni fin'ora non hanno fatto niente per migliorare la viabilità.
Si parla di prolungare una strada da quando è stata realizzata (30 anni?): ma perché non è stata fatta subito più lunga se la previsione (rimasta ancora tale... forse per questo, altrimenti non si chiamerebbe così! Ma le previsioni poi si materializzano.... o no!? Mah!) era quella?
Gli amici a stelle e strisce invece quanto ci hanno messo a farsi la viabilità che gli serviva? In casa nostra? Fatevi due conti per favore!
Ricordo bene poi che l'attuale sindaco disse, proprio a voler smentire le illazioni, che il prolungameno di via Moro non sarebbe stato a uso e consumo del nuovo insediamento militare americano. Poi vedi i disegni del percorso e capisci che le smentite servono a confermare le illazioni. Evviva!

Quello che mi fa impazzire di questo articolo è la sorpresa degli uffici comunali riguardo l'aumento del traffico.
Non l'avevano calcolata? Non hanno mai preso in considerazione alcuni fattori come l'aumento della popolazione, dell'immigrazione, la creazione di nuovi centri abitati e direzionali, che spostano il traffico in nuove zone della città intasandone altre per doverci passare?
Non hanno notato uno spostamento della popolazione dalla città, ormai quasi privata di servizi, scomoda, con una viabilità collassata, sporca, violenta e con i prezzi delle case alle stelle, verso la periferia e che quindi la mattina c'è tantissimo traffico dalla periferia verso la città?
Non si sono accorti che da anni ormai i bambini non vanno più all'asilo di quartiere come 30 anni fa ma vanno dove fa comodo ai genitori, che li devono portare in macchina e non più a piedi? Siamo fermi a 30 anni fa?
Perché gli uffici comunali non fanno aggiornamenti più frequenti? Gli amministratori abitano tutti in centro città, si muovono solo a piedi, in ciabatte, per le vie del Palladio per spostarsi da un salotto all'altro, sbattendosene delle periferie (ah già, il piano periferie...!)? Li inviterei a fare un salto in certe zone la mattina presto e la sera dopo la chiusura degli uffici. E li farei salire in moto dietro di me, così si possono rendere conto sia del traffico ma anche delle condizioni dell'asfalto, pericoloso per i motociclisti.
Autorizzare la realizzazione di centri abitati, direzionali, commerciali di qualsiasi dimensione e caserme per migliaia di militari, per caso - ma solo per caso - non accende una lampadina che si chiama viabilità?
A volte succede che la viabilità cambia perché in quella zona abita un amministratore comunale o una persona nota. Eppure so che nel quartiere dove abitavo prima da qualche anno ha preso casa in un nuovo insediamento un consigliere comunale. Evidentemente ha orari diversi o gli va bene così com'è. O se ne fotte.

Temo di dover affermare quello che mi chiedevo sopra: siamo fermi a 30 anni fa.

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